Bataclan: i sopravvissuti si tatuano per non dimenticare

Due anni fa l’attentato più sanguinoso nella storia recente di Francia, un attacco coordinato dei terroristi islamici dell’Isis che fecero 130 morti e oltre 400 feriti allo Stade de France, ai tavoli all’aperto dei ristoranti e al teatro Bataclan di Parigi. Qui l’orrore durò più a lungo: alle 21.42 uno dei tre terroristi inviò in Belgio un sms con scritto «ci siamo, cominciamo», e l’assalto finale delle forze speciali si concluse alle 00.23. In quelle due ore e 40 minuti morirono 90 persone, e decine di altre furono ferite o prese in ostaggio.

Per superare quei momenti i sopravvissuti provano ogni mezzo. C’è la pillola dello psicologo canadese Alain Brunet, che somministra il betabloccante propranololo per attenuare il dolore associato al ricordo. Altri 36 scampati tra una settimana voleranno in Guadalupa per partecipare a test clinici sui benefici dell’immersione subacquea nella gestione dello stress post-traumatico. Decine di persone che sono riuscite a uscire dal Bataclan hanno invece deciso di farsi dei tatuaggi, qualcuno per mascherare le cicatrici delle ferite, altri per trasferire sulla pelle, in superficie, una sofferenza profonda. Poi hanno accettato di posare per Joël Saget, celebre fotografo dell’Afp.

Ludmila Profit, per esempio, oggi 24enne: «Era venerdì 13, eravamo in 13 amici sotto il palco, e ne siamo usciti vivi». Ludmila ha fatto incidere un «13» in mezzo a un quadrifoglio dietro l’orecchio e la parola «fuck», «dedicata ai terroristi».

«Sono tornata in possesso del mio corpo e ho trasformato l’orrore in bellezza — dice Laura Lévêque —. Sono stata immersa nel sangue, ricoperta di carne, impregnata delle vittime». Ha scelto di farsi disegnare un enorme corvo sulla spalla, un serpente che si morde la coda «per il ciclo della vita e della morte», e dei fiori «che nascono sui campi di battaglia». Stéphanie Zarev, 44 anni, ha una fenice dove è stata ferita da una scheggia. «Un simbolo di rinascita, per ricordarmi sempre che malgrado i momenti spaventosi trascorsi quella sera ci sono ancora delle cose belle da vivere. Il tatuaggio serve per buttare fuori il dolore che abbiamo dentro».