I tatuaggi da ascoltare

Vi piacerebbe poter “ascoltare” uno dei vostri tatuaggi? Sapere che al disegno inciso sulla vostra pelle è associata una canzone significativa oppure la voce di una persona cara o ancora l’abbaiare del vostro cane? Presto tutto questo sarà realtà.

L’idea è stata di Nate Siggard, noto tatuatore di Los Angeles, il quale ha seguito il suggerimento fantasioso della sua compagna, Juliana Damiano, riguardo alla possibilità di “ascoltare” i propri tatuaggi, come se potessero davvero parlarci, ricordarci emozioni e sensazioni non solo tramite il disegno ma pure attraverso il suono.

Grazie all’indispensabile aiuto di un abile tecnologo e di uno sviluppatore, Siggard ha fondato SkinMotion, la prima società al mondo a depositare il brevetto dei tatuaggi soundwave.

Si tratta di tatuaggi che sfruttano intelligentemente la realtà aumentata, utilizzando una metodologia tanto semplice quanto efficace (per molti versi simili al funzionamento dei QR code capaci di leggere percorsi audio): una mobile app (proprie come le migliaia di app che tutti noi abbiamo nei nostri smartphones) sfrutta la realtà aumentata per tradurre e riprodurre le informazioni audio conservate nei tratti bidimensionali del tatuaggi soundwave.

La procedura è solo apparentemente semplice, perché la pelle umana non è un supporto regolare e soprattutto perché i tatuaggi sono soggetti al deterioramento temporale, e ciò potrebbe compromettere l’efficacia della lettura audio da parte dell’applicazione di SkinMotion. Ad ogni modo, molte delle perplessità che ancora circondano quest’idea così avveniristica verranno chiarificate a giugno quando l’app sarà ufficialmente rilasciata.

Nel frattempo si sono moltiplicate a dismisura le prenotazioni per poter usufruire del servizio al lancio (ma sono numerosi pure i tatuatori iscritti ai workshop dedicati all’apprendimento dei segreti di SkinMotion), ed è stata addirittura istituita una lista d’attesa.

La maggior parte delle richieste ha come oggetto la volontà di avere un tatuaggio che riproduca la voce di una persona cara, ed è intuitivo pensare che moltissimi desiderano proprio un tattoo che riproduca fedelmente la voce di un defunto, donando dunque una tinta piuttosto cupa e malinconica all’originale idea di Siggard.